Le sneakers sono un business serio. Mica come quando abbiamo cominciato UNOTRE, che eravamo in 15 e si andava in gita a prendere le scarpine colorate. Ora una nuova generazione di snekkrhaarheds italiani è sorta, ed è più incazzata che mai.

Sarà la crisi dell’Euro, sarà il presidente nero, sarà la terza repubblica? Chi lo sa. In questa puntata un noto esperto di sneakers, sotto lo pseudonimo di John Maynard Sneykers, ci fornirà delle lezioni e degli esempi pratici per sopravvivere alle tensioni sociali fortissime dello sneaker-game.

Come non cominciare affrontando uno dei problemi classici dell’ecosistema delle sneakers. L’eterno struggle tra i reseller e gli sneakerhead. Prima definiamo i due soggetti in questione.

Gli “sneakerhead“, ovviamente, sono gli strippati di sneakers. Ma in questo specifico contesto, utilizzeremo il termine “sneakerhead” per definire un tipo particolare di strippato di sneakers. Quello autentico, che lo fa per passione nei confronti del feticcio scarpa, che ha una crew di altri “sneakerhead” (presumibilmente online, perchè ce ne sono troppo pochi nella sua cittadina). E che è in aperto contrasto con i “reseller”. I “reseller” sono altri “sneakerhead”, non rivenditori in senso classico, altri privati, che però non si tengono tutte le sneakers per sè. Le rivendono cercando di guadagnarci il più possibile.

Di seguito inserirò alcuni esempi presi dai luoghi di ritrovo dei nuovi “sneakerhead” italiani (alcuni gruppi di Facebook [2]) per esemplificare il modo di pensare degli “sneakerhead” e il loro moto di repulsione nei confronti dei “reseller”.

È quindi curioso notare come l’insieme degli “sneakerhead” sia incazzato con l’insieme dei “reseller”: sembra infatti evidente che la determinazione del prezzo di mercato a cui i “reseller” riescono a vendere i propri beni è data esattamente dalla disponibilità a spendere degli “sneakerhead”, che sono i loro principali clienti. Come sicuramente sappiamo tutti questo modello matematico di determinazione del prezzo in economia è anche noto come “domanda e offerta” o più semplicemente “mercato” [1].

Il prezzo P di un prodotto è determinato dall’equilibrio tra le due curve della domanda D e dell’offerta S. Il grafico mostra l’effetto di una crescita della curva di domanda da D1 a D2: il prezzo P e la quantità totale Q venduta aumentano ambedue.

Un modo di risolvere la situazione sarebbe aumentare, da parte dei produttori, la disponibilità totale del bene in oggetto, ovvero le sneakers. Purtroppo questa soluzione non funzionerebbe, perchè un tratto fondamentale del desiderio degli “sneakerhead” nei confronti delle sneakers è che siano sneakers esclusive e quindi disponibili in quantità determinate. Di fatto quindi gli “sneakerhead” sono incazzati con la loro stessa attitudine alla spesa, che porta alla determinazione di prezzi di mercato di cui loro stessi successivamente si lamentano. La conclusione del mio banale ragionamento è quindi un paradosso: l’unico modo di eliminare i “reseller” sarebbe eliminare gli “sneakerhead”, ovvero le persone che desiderano talmente qualcosa da inflazionarne il prezzo di mercato. Postulando: “sneakerhead” e “reseller” sono componenti simbiotici dello stesso insieme, ovvero dello stesso mercato, e senza gli uni non esisterebbero gli altri. Grazie per l’attenzione se me ne avete data. I risultati dei miei studi saranno prossimamente pubblicati in un libro. Arrivederci.

Testo © John Maynard Sneykers

[1] http://it.wikipedia.org/wiki/Domanda_e_offerta
[2] Due gruppi italiani attivi al momento si chiamano Sneakerhead Europe (pro-reseller) e Sneakers Forum (anti-reseller)