In occasione delle celebrazioni milanesi per il venticinquesimo delle Air Force One, abbiamo fatto due chiacchiere con Cartoon.
Ecco cosa ci ha detto.

Cosa ti ha spinto verso il mondo dei tatuaggi?
Disegno da quando sono nato, e il tatuaggio è il mondo in cui sono cresciuto; avevo solo bisogno che mi si aprissero delle porte per imparare a lavorare in modo professionale. Prima lo facevo in stile casalingo sugli “homies”, ma sapevo che c’era differenza e che io avevo un’altra possibilità: farlo con macchinari professionali.

Da quanto tempo tatui?
Più di 10 anni. Sono un artista professionista da vent’anni. Mettiamola così: la maggior parte della persone al di fuori della California del Sud mi conosce per i tatuaggi, ma a Los Angeles sono noto da quando avevo 16 anni e disegnavo murales. Sono stato il più giovane illustratore per Hustler. Ero già stato intervistato ed ero conosciuto già prima di prendere in mano una macchina per tatuaggi. Ho iniziato a tatuare verso i 25 anni.

Che cosa distingue il tuo lavoro da quello degli altri?
Penso che ciò che mi rende diverso e originale sia il fatto che disegno per ogni singolo cliente un tatuaggio originale. Non faccio mai due volte la stessa cosa. Non ci sono dei pattern preconfezionati nel negozio, non si può entrare e scegliere, per dire, il numero 9. Anche se qualcuno volesse un disegno che è già stato fatto, io lo cambierei in parte. Mi sono specializzato nel bianco e nero, non uso mai il colore. Un flacone di nero e un po’ d’acqua, ecco tutto. Non abbandono mai il mio stile, sono sempre me stesso, e questo è ciò che faccio. Non disegno mai su nessuno qualcosa che io stesso non vorrei. Personalmente, rispetto i tatuaggi colorati, ma non ne vorrei mai uno su di me. Perché questo è il modo in cui io sono cresciuto, è il mio stile.

Sembra che tu sia coinvolto in un gran numero di progetti che con i tatuaggi hanno poco a che fare. Puoi raccontarci qualcosa?
Sto restaurando un furgoncino dei gelati color mandarino del 1963; ci ho messo uno schermo al plasma, 20 altoparlanti e 10 TV. Poi ho collaborato con la linea Syndicate di Vans e con Nike, e ho lanciato la mia linea di abbigliamento, la Joker Brand.

Gira voce che Mr. Cartoon presto diventerà il primo tatuatore a fare un film. In rete circolano già un breve trailer e un titolo: Ink – The Movie. Ci puoi dire qualcosa di più su questo progetto? Si tratta di un documentario sulla tua vita?
Sai, la cosa è iniziata proprio con l’idea di fare un documentario, visto che sono 15 anni che Estevan [Orioles, socio storico di Mr.Cartoon] mi segue con una videocamera in mano. Adesso abbiamo messo insieme un po’ di quel materiale, sarà la base di partenza su cui lavorare per il film vero e proprio. Abbiamo preso un po’ di quelle immagini e costruito un trailer, che è servito per far parlare un po’ la gente. Siamo riusciti a stringere un accordo con Brian Grazer, che ha prodotto lavori come 8 Mile e A Beautiful Mind. Grandi film, insomma. Allora, abbiamo dovuto decidere se prendere la strada del documentario o quella del film hollywoodiano classico. Se avessimo scelto la strada del documentario, sapevamo già che si sarebbe rivolto a una ristretta cerchia di spettatori. Così abbiamo deciso di fare le cose in grande, di produrre qualcosa che avesse le carte in regola per avere un’ampia distribuzione, in modo che tutti lo potessero vedere. Girare un film è una gran cosa, ma è un processo davvero molto, molto lento. Inizieremo presto le riprese, tuttavia ci vorrà un bel po’ prima che sia finito. Penso che non vedrà la luce prima del 2009.

Oltre al film, è vero che fra i tuoi progetti a breve termine c’è anche quello di un libro a fumetti?
Sì, sarà un graphic novel, un bel libro con la copertina rigida. Abbiamo già presentato degli art-toys ispirati al fumetto, i Lost Angeles Toys [prodotti da Super Rad Toys (www.myspace.com/superradtoys), costano sui 130$], che presentano il protagonista della storia, ambientata fra Tokyo e LA. Per ora non voglio anticipare altro.