Qualche giorno fa ci siamo trovati il Marketplace di UNOTRE stra-carico di Oakley vintage dalla Thermonuclear Collection da tre gambe, e ci siamo chiesti, chissà chi è il pazzo in questione con la scimmia delle lenti che ti proteggono dal sole, dalla luce, da sguardi indiscreti e dai flash quando entri nel locale (mezza cit.).

Presentati come se fossi un tossico di occhiali da sole in una comunità…
Ciao mi chiamo Rosario, quasi tutti mi chiamano Roy, e sono qui per dirvi che è da circa 20 giorni che non compro un paio di occhiali da sole.

Spesso i brand con il passare del tempo tendono a fare più soldi a discapito della qualità del prodotto, la tua opinione su Oakley?
Quando iniziai ad appassionarmi agli occhiali da sole, non sapevo nulla di lenti polarizzate e montature in acetato zyl, Oakley mi sembro’ immediatamente il riferimento. La figata che svettava spavalda e fiera in un mare di mediocrità. Sono passati tanti anni e devo dire che Oakley ha mantenuto una certa dignità: sicuramente negli ultimi anni sono stati messi a catalogo diversi modelli creati esclusivamente per vendere (e ci mancherebbe visto che non sono una ONLUS) e non mancano nemmeno le collabo furbe e pensate al momento giusto, ma continuano ad essere il punto di riferimento per molti professionisti nello sport. Nel ciclismo ad esempio hanno pochissimi concorrenti e quando regni tra i professionisti significa che la qualità è alta, che l’oggetto che proponi, aldilà delle logiche attanagliapalle dei tuoi sponsor, funziona e fa egregiamente il lavoro per cui è stato progettato. Non voglio addentrarmi in un esame dettagliato delle dinamiche della piccola azienda di fricchettoni che parte dal garage, diventa multinazionale di successo e poi viene inglobata dalla Luxottica di turno, perché questa storia è noiosa, puzza di lezione di economia alla Bocconi e noi sottoni del “comprare oggetti costosi a caso” l’abbiamo già imparata, vissuta, metabolizzata, digerita.

Raccontaci le origini della tua scimmia…
Domanda retorica: Koki ti ricordi quando non c’era Google? Non scrivo questa frase per far partire il pippone “ah quando non c’era google era tutto più difficile e noi eravamo più pesi di quelli di adesso” ma solo per spiegare che in quegli anni gli occhiali, i vestiti e le sneakers non brulicavano a centinaia nei blog di streetwear. A milano “internet” era una BBS, si chiamava Galactica, vi si accedeva con un accoppiatore acustico sul quale veniva appoggiata la cornetta marrone del telefono SIP e una volta entrati non c’era il web né il browser, solo caratteri… E per vedere un .jpg dovevi essere innanzitutto fortunato e poi aspettare una decina di minuti che caricasse. Nuff said. Camminando per Milano mi capitava (raramente) di vedere un oggetto indossato da qualcuno e me ne innamoravo, ma non potevo certo andare su Google e scrivere “occhiali da sole di plastica fighi con colori spaziali”. Allora custodivo gelosamente il ricordo di quell’immagine in testa fino al momento in cui, per qualche strano caso, riuscivo a venire a conoscenza della marca. Così capitò con i Frogskins che vidi su una pubblicazione statunitense di biciclette: Mountain Bike Action. A Durango, Colorado, si correva il primo campionato mondiale di downhill, era settembre del 1990 e io vidi questa immagine di Greg Herbold. Ero un bambino di 13 anni e la foto mi gaso’ a tal punto che 23 anni dopo sono ancora sflesciato di bici e Oakley. Questo fu l’inizio, poco dopo scoprii i Cazal e i Run DMC… Ma questa è un’altra storia come si dice…