Probabilmente sai già cos’è uno sneakerhead. Se non lo sai, stai per scoprirlo. Infatti abbiamo deciso di allargare i nostri (e anche i tuoi, e anche quelli degli sneakerhead) orizzonti ed ascoltare uno specialista (di cervello, non di scarpe) che ha analizzato per noi il fenomeno conosciuto come “la scimmia per le sneakers”.

Incontriamo il dott. Crisciani in una enoteca buia. Non che lui incontri i suoi pazienti nelle enoteche buie, non che io preferisca le enoteche buie ai bar cinesi, è che l’enoteca buia è vicina all’ufficio. Abbiamo fatto un lungo colloquio introduttivo, per aiutare lo strizzacervelli a inquadrare il profilo dello sneakerhead. Quindi abbiamo chiesto allo strizza di dirci a che conclusioni era giunto. Ovviamente pare che gli sneakerhead siano tutti dei gay latenti ma questo lo ipotizzavamo già anche noi da tempo, vediamo se c’è dell’altro.

Dottore, che idea ti sei fatto?
Si tratta di un fenomeno che vede due attori principali coinvolti in una danza circolare e ridondante: lo sneakerhead e il mercato a cui si connette.

Quindi le multinazionali delle scarpe di gomma sono complici attivi del fenomeno?
Tanto più lo sneakerhead struttura la propria identità attorno al possesso della scarpa più ricercata, tanto più il mercato gli propone prodotti specifici che non fanno che alimentare la tensione all’acquisto dello sneakerhead, in un circuito che porta in sé tutti i presupposti di una pericolosa escalation in grado di incidere in maniera profonda sulla vita degli stessi sneakerhead quanto delle persone che vivono attorno a loro.

Che ne pensi del fatto che gli sneakerhead siano più che altro maschi?
Negli ultimi anni, sempre più si è visto il pubblico maschile avvicinarsi a quel comportamento chiamato shopping addiction, prerogativa storicamente femminile. All’interno di questa shopping addiction, possiamo analizzare il perché quello dello sneakerhead sia un comportamento fortemente lateralizzato per quanto riguarda il genere. La sneaker, pur rientrando nella categoria dei capi d’abbigliamento fashion – e, dunque, molto caratterizzato, in sé, come “femminile” – porta in sé tutta una serie di caratteristiche tipicamente maschili (l’aspetto tecnico, lo sport, la possibilità di sfoggiare una conoscenza “esperta” dei modelli) che permettono allo sneakerhead di declinare il suo comportamento su parametri di riferimento più virili.

Ecco lo strizza all’opera, e quelli in apertura sono veramente i suoi appunti.

Tipo se da piccolo giocavo con le bambole ma le rasavo a zero e le spogliavo invece di vestirle?
E’ un po’, tanto per fare un esempio, ciò che si può osservare in certi uomini che amano cucinare: declinare il cucinare su parametri maschili spesso significa, nel nostro ambito culturale, dedicarsi alla cucina solo per fare piatti particolarmente ricercati che richiedono la presenza di un “esperto”. La qualifica di “esperto”, la capacità di padroneggiare qualcosa di molto specifico, è qualcosa che frequentemente permette al maschio, nella nostra società, di dedicarsi a attività classicamente femminili senza trovarsi in una qualche forma di ambiguità di genere.