Una pellicola cinematografica è un nastro di poliestere o di triacetato di cellulosa. Le suole delle scarpe notoriamente sono di poliuretano. Probabilmente con il fuoco degli Inferi si squaglia tutto.

Demone rosso che cammina tra gli uomini, nato durante la seconda guerra mondiale, nel corso di un esperimento di occultismo condotto dai nazisti. Dunque, parliamo di un supereroe? Dipende, dipende: se siete convinti che i supereroi siano belli e muscolosi, salvatori della patria in calzamaglia, certamente Hellboy non rientra nella definizione. Però vi avvisiamo: siete rimasti indietro. Perché le cose sono cambiate, da un pezzo: ha iniziato la Marvel negli anni Sessanta – con l’arcinoto duo Stan Lee / Jack Kirby – a raccontare storie di supereroi depressi, problematici, sfigati; e perfino mostruosi, come la Cosa dei Fantastici Quattro, Hulk, Ghost Rider. Hellboy è indubbiamente figlio di quella tradizione, eppure nulla c’entra con la Marvel: è stato creato nel 1993 da un autore transfuga della concorrenza DC, il californiano Mike Mignola, parte della santissima trinità del fumetto americano fra la fine degli Ottanta e l’inizio dei Novanta insieme a Frank Miller e David Mazzucchelli.

     ..se siete convinti che i supereroi siano belli, Hellboy non rientra nella definizione.

Ma che tipo è, Hellboy? Buono e burbero: come un adolescente, ama nascondere le sue insicurezze dietro l’aria da balordo, e appena c’è tempo, fumare e bere birra. Ne ha viste molte – grazie al suo lavoro di “indagatore dell’incubo” per conto del governo e dell’Ufficio Segreto per la Ricerca sul Paranormale e la Difesa – e ha la pelle dura, non solo in senso figurato; eppure, la sua ragazza (anche lei super, dotata di poteri pirocinetici) riesce a ferirlo con una sola parola. Si capisce insomma che il personaggio abbia le carte in regola per conquistare il pubblico teen

La cumpa. La tipa non è male.

Mignola ha raccontato la saga di Hellboy in un pugno di storie disegnate con stile cupamente gotico, spigoloso ed espressionista. E quando è giunto il momento di portare la sua creatura sul grande schermo, non l’ha lasciata sola: ha collaborato attivamente con il regista Guillermo Del Toro, forte dell’esperienza maturata come scenografo del Dracula di Bram Stoker di Francis Ford Coppola.

In ogni caso, il personaggio non poteva essere affidato a mani migliori: Del Toro – che ha diretto entrambe le pellicole dedicate a Hellboy – è un regista dalle enormi potenzialità (ancora in parte inespresse, speriamo), già autore di capolavori come Il labirinto del fauno e La spina del diavolo; fatto ancor più importante, è un sincero fan della serie a fumetti.

Dunque, non stupisce che riesca a ricrearne perfettamente le atmosfere; ma Del Toro fa ben di più: non si limita a un fedele adattamento, usa il materiale narrativo fornito da Mignola – grande mix di generi, fra supereroi e fantasy – per scatenare la sua fervida immaginazione visiva. Così, Hellboy 2: The Golden Army diventa una pellicola ad alto fattore wow, che gioca con i cliché della cultura popolare dell’ultimo mezzo secolo e ricorda grandi blockbuster americani firmati George Lucas (le citazioni di Guerre Stellari salteranno subito agli occhi, ai fan della serie), Ridley Scott, Peter Jackson, perfino John Landis.

Ci sono dei graffiti di background nel film, per strizzare l’occhio ai fan dell’hip hop.

Davanti agli occhi di chi guarda, una serie di scene d’azione altamente spettacolari; godimento estetico non solo per i fan del personaggio, ma anche per chi ha apprezzato pellicole come La leggenda degli uomini straordinari e Van Helsing. Il bello è che – badate bene, ormai è un fatto raro, nelle pellicole di questo tipo! – anche la sceneggiatura regge il confronto; funziona perfettamente l’alternanza fra sequenze esplosive e momenti dedicati all’introspezione psicologica, condotti sempre con notevole ironia: imperdibile la scena in cui Hellboy si ubriaca con l’amico Abe Sapien, mezzo uomo mezzo pesce con poteri da sensitivo e telepate, e finisce per cantare ubriaco vecchi successi di Barry Manilow (!).

1993 OG DS

E insomma, un altro tassello della migliore estate di fumetti al cinema mai vista. Dalle pagine alla pellicola, Hellboy rimane una macchina da intrattenimento perfetta, straconsigliato in entrambe le forme. Mignola e Del Toro sono riusciti nell’impresa di fondare una saga degna di Guerre Stellari, Alien o Il signore degli anelli; e nonostante il respiro epico della storia, riescono a non prendersi troppo sul serio. Per fortuna.

Recensione di Michele Serra